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Mastino, Attilio (2008) Saluto. In: L'Africa romana: le ricchezze dell’Africa: risorse, produzioni, scambi: atti del 17. Convegno di studio, 14-17 dicembre 2006, Sevilla, Spagna. Roma, Carocci editore. V.1, p. 31-37 . (Collana del Dipartimento di Storia dell’Università degli studi di Sassari. N. S., 35.1; Pubblicazioni del Centro di studi interdisciplinari sulle Province romane dell’Università degli studi di Sassari, 35.1). ISBN 978-88-430-4833-5. Conference or Workshop Item.
AbstractCari amici, ventidue anni fa, quando prese avvio quest’avventura e iniziammo a lavorare sull’archeologia romana del Nord Africa non immaginavamo certo che l’iniziativa dell’Università degli Studi di Sassari partendo dalla piccola provincia Sardinia si sarebbe sviluppata fino ad arrivare a queste dimensioni: oggi possiamo dire che i convegni sull’Africa romana, che si sono svolti in Sardegna, in Tunisia ed in Marocco, hanno rappresentato senza dubbio il momento più significativo di confronto tra studiosi europei e studiosi arabi, tra metodologie e approcci disciplinari differenti, il luogo deputato a presentare e discutere le scoperte archeologiche, ma anche epigrafiche, numismatiche, storiche avvenute annualmente in Libia, Tunisia, Algeria e Marocco: ora questa tappa spagnola a Siviglia, che rompe la polarità Sardegna-Africa, ci porta nella terra dell’Andalusia, nel luogo nel quale fiorì una grande cultura araba, in qualche modo erede del mondo classico e insieme aperta verso un mondo nuovo. La regione della Spagna che oggi ci accoglie, per la sua stessa posizione geografica, era ed è destinata ad un ruolo felice di crocevia: toccata dalle rotte atlantiche e mediterranee, l’antica Hispania Ulterior, poi denominata Baetica e infine Vandalusia, la terra dei Vandali, con le sue favolose ricchezze minerarie, racchiuse nel cuore della Sierra Morena, ha fissato per sempre nell’immaginario collettivo il mito delle sue ricchezze; la contiguità con la costa nord-africana della Mauretania ha favorito nell’antichità il passaggio di genti e di merci. Del resto il ruolo di frontiera di Siviglia, aperta verso il descubrimiento, si è perpetuato sino all’età moderna, quando fu proprio Siviglia ad ottenere il monopolio dei traffici con il nuovo mondo.
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