Cicu, Luciano (1978) L'Originalità del teatro di Terenzio alla luce della nuova estetica e della politica del circolo scipionico. Sandalion, Vol. 1 (1978), p. 73-121. Article.
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Abstract
Favete, adeste aequo animo et rem cognoscite,
ut pernoscatis ecquid spei sit relicuom,
posthac quas faciet de integro comoedias,
spectandae an exigendae sint vobis prius.
Con queste parole Terenzio si rivolge all'instabile pubblico romano
nel concludere il polemico prologo dell'Andria. Mentre
invita gli spettatori ad un giudizio spassionato sulla sua opera, coglie
l'occasione per lanciare l'ultimo strale. Infatti nel momento in cui
preannuncia che comporrà commedie de integro, lascia intendere
che i suoi detrattori non sono capaci di fare altrettanto. La conclusione
della polemica afferma contemporaneamente l'inconsistenza
artistica dello scribere dei suoi avversari e la novità del suo teatro,
nella piena coscienza della propria originalità.
Ma che cosa si nasconde dietro queste affermazioni? Quale
poetica, quali ricerche tecniche, quali battaglie culturali? A noi resta
solo il traguardo di una strada che Terenzio dovette percorrere,
come egli stesso ci lascia intravvedere dietro il conciso enunciato.
Ripercorrere quella strada è appunto l'oggetto della presente
ricerca. Sebbene il tema non sia nuovo per la critica filologica,
appare comunque meritevole di ulteriore approfondimento per le
problematiche che contiene e i suggestivi spiragli che apre sull'epoca
degli Scipioni. Non si tratta tanto di scoprire in quale misura Terenzio
sia stato autonomo nei confronti degli esemplari greci,
quanto di capire per quale motivo egli ritenesse di aver raggiunto
una propria originalità.
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