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Battegazzore, Antonio Mario (1993) Il Fluido che brucia (Plat. Tim. 60 b 3-4; Theophr. De igne 7, 2 Coutant. Sandalion, Vol. 15 (1992 pubbl. 1993), p. 5-18. Article.
AbstractNel par. 3 del De igne Teofrasto precisa la più importante differenza specifica del fuoco rispetto agli altri tre elementi e cosi argomenta: «Gli altri corpi sono autonomi e non si trovano in un sostrato tranne che quando sono in mescolanza. Il fuoco invece sta in un sostrato, cosa questa che cade sotto il controllo della nostra osservazione, indipendentemente dal fatto che la luce sia o non sia da considerarsi una forma di fuoco. Se infatti si deve includere (nel fuoco) anche la luce, allora è evidente che il fuoco è certamente presente in aria e in acqua; ma se non è cosi, allora il fuoco, quello almeno della fiamma e del carbone, si trova in un sostrato. Quello della fiamma è infatti fumo che brucia, quello del carbone è qualcosa di terroso e di solido. Analogamente dicasi per i corpi infuocati negli spazi celesti e per quelli sulla terra. Tutti infatti sono o combustione di aria o di aria insieme con vapore umido e materiale terroso (o di tutti insieme o di due per volta). In generale vale il principio che sempre ogni cosa in atto di bruciare si trova anche in un processo di generazione comparabile al movimento (del fuoco) per cui e producendosi si distrugge, per così dire, e appena manca il combustibile anch'esso perisce».
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