Cecchetti, Marcello (2006) La Disciplina giuridica della tutela ambientale come "diritto dell'ambiente". Roma, federalismi.it. p. V, 198. Book.
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Abstract
L’obiettivo di fondo che un corso di “diritto dell’ambiente”
non può eludere è quello di provare a fornire gli elementi di base e gli
eventuali percorsi di approfondimento per dare una risposta alla
seguente domanda: esiste – particolarmente nell’ordinamento italiano
– un “diritto dell’ambiente” o, quanto meno, sussistono i presupposti e
le condizioni per poter configurare un “diritto dell’ambiente”?
Oppure, al contrario, si deve ritenere che la disciplina giuridica che
ormai da qualche decennio va indirizzandosi al perseguimento di
obiettivi di salvaguardia degli equilibri ecosistemici, di protezione,
conservazione e razionale utilizzo dei fattori e delle risorse naturali, di
miglioramento della qualità della vita e delle condizioni di salute
dell’uomo e degli altri esseri viventi, non possa essere qualificata altro
che come una più o meno coerente ed organica “legislazione
ambientale”?
Posta in questi termini, l’alternativa può apparire più secca e
radicale di quanto in effetti non risulti nella realtà e, forse, rischia di
semplificare eccessivamente i nodi del problema.
Con la prima prospettiva, quella del “diritto dell’ambiente”, si
fa riferimento all’ipotesi secondo la quale la tutela dell’ambiente si
conformi – o si vada progressivamente conformando – attraverso un
peculiare regime giuridico fatto di istituti, procedimenti e atti che
risultano, almeno in parte, specifici e speciali rispetto a quelli
conosciuti nelle altre branche del diritto.
Nella seconda prospettiva, invece, ci si limita a prendere atto
che la tutela giuridica dell’ambiente finisce per risolversi
semplicemente in una pluralità di “legislazioni” o – più propriamente
– di “produzioni normative” dedicate a singoli fenomeni o ad aspetti
comunque parcellizzati dell’ambiente e dei fattori che lo compongono,
senza che tali normative presentino peculiarità di sorta rispetto agli
istituti comunemente utilizzati nelle altre branche del diritto, se non
sotto il profilo squisitamente relativo ai contenuti sostanziali della
disciplina.
Va segnalato, peraltro, che può anche essere ipotizzata una
prospettiva mediana, secondo la quale – come è stato osservato
utilizzando una espressione assai felice – si dovrebbe ragionare più
propriamente, almeno allo stato attuale, di un “diritto per l’ambiente”1,
volendosi esprimere con tale formula l’intrinseca “trasversalità” della
tutela giuridica dell’ambiente rispetto a tutti i settori tradizionali del
diritto (internazionale, comunitario, costituzionale, amministrativo,
tributario, civile, penale, etc.), trasversalità che impone una specifica
conformazione e, in molti casi, una vera e propria torsione degli
istituti e degli strumenti propri di tali discipline.
Le tre prospettive appena richiamate costituiscono lo scenario
“teorico-dogmatico” in cui inevitabilmente si colloca un corso
intitolato “diritto dell’ambiente”.
Le pagine che seguono intendono fornire gli strumenti di base
ed i percorsi di riflessione non per giungere a risposte certe e
definitive ma, quanto meno, per provare ad individuare una dinamica
ordinamentale in corso.
Agli studenti e a tutti coloro che avranno la pazienza di seguire
le linee di ragionamento che qui si propongono, l’onere e la
responsabilità di formarsi un proprio autonomo giudizio.
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