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Matteuzzi, Maurizia (2007) Epicuro "cieco"? Un problema esegetico in Luc. Alex. 47. Sandalion, Vol. 29-30 (2006-2007 pubbl. 2007), p. 45-57. Article.
AbstractA mia conoscenza, i traduttori dell'Alessandro (e io stessa, pur interrogandomi sul perché di tale epiteto, nella mia versione del 1988), con un paio di eccezioni su cui tornerò più oltre, rendono άλαoίo tout court con "cieco", o con locuzioni perfettamente equivalenti ("che di vista è privo" traduce ad esempio Vincenzo Longo, cui si deve per i tipi della UTET l'unica edizione italiana con testo a fronte degli opera omnia del Samosatense) secondo il valore usuale fornito dai principali lessici per άγαóς - termine raro poetico e già presente in Omero nel significato concreto e attinente al "vedere" in senso fisico. Ma era forse "cieco" Epicuro? Un dato biografico di questa rilevanza non sarebbe certo sfuggito a Diogene Laerzio, che, pur trattando diffusamente della cattiva salute del filosofo, invece non ne fa parola. Perché allora, nel verso pronunciato da Alessandro, ci si riferisce a Epicuro mediante l'espressione "vecchio cieco"?
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