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Manotta, Marco (1998) Tra parole "antiche" ed "anticate": l'opzione leopardiana. Studi italiani, Vol. 10 (1), p. 79-113. eISSN 1724-1596. Article. Full text not available from this repository. DOI: 10.1400/11114 AbstractLa riflessione leopardiana in materia di lingua e stile per il fatto stesso di essere consegnata a qualche migliaio di pagine dello Zibaldone, per non parlare dei fitti colloqui epistolari o degli scritti di carattere filologico, merita certo quanta attenzione si potrebbe riservare ad un oggetto autonomo di pensiero, ma con in aggiunta la consapevolezza critica della sua sussidiarietà, della funzione di traccia che deve aiutare a chiudere il cerchio riportando l’oggetto primario ed autentico del nostro interesse di lettori per Leopardi, la sua poesia, e quel libro di prose che aveva più caro degli occhi[...] qui mi prefiggo solo di indagare una “superficiale” questione di stile, e di lingua, con la speranza, anzi la convinzione che la discussione del lessico critico possa contribuire ad illustrare la sempre lucida intenzionalità della pagina creativa leopardiana[...]. Stile e lingua, si diceva: «In tutte le lingue tanto gran parte dello stile appartiene ad essa lingua, che in veruno scrittore l’uno senza l’altra non si può considerare ». Bene, la discussione su statuto e impiego letterario dell’arcaismo offre l’occasione per poter apprezzare con la maggior energia questa reciproca implicazione. Occorre dunque interrogarsi sulla funzione dell’arcaismo nella poesia e prosa di Leopardi.
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