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Dettori, Sandro (1993) Limiti e potenzialità delle colture arboree tradizionali. In: Camarda, Ignazio (ed). Montagne di Sardegna. Sassari, Carlo Delfino editore. p. 273-281. (Ambiente flora e fauna). ISBN 88-7138-070-X. Book Section. Full text not available from this repository. Alternative URLs: AbstractLa modesta altimetria della Sardegna fa sì che solo il 15% della superficie regionale sia classificabile come montagna (ISTAT, 1984), anche se l’alta collina sarda presenta un rilievo così tormentato e discontinuo da poter essere a ragione considerata “montana”. In ogni caso si deve rilevare anche in questi territori la modesta incidenza dell’arboricoltura, comparto che risulta sotto il profilo socio-economico nettamente subordinato alle attività zootecniche. Pertanto le colture arboree tradizionali della montagna sarda risultano oltremodo limitate per superfici occupate e redditi retraibili, concentrandosi in prevalenza alla periferia dei campi urbani o all’intorno degli insediamenti sparsi (stazzi nell’Alta Gallura e furriadroxius nel Sulcis); si tratta per lo più di modesti vigneti finalizzati all’autoconsumo familiare nel cui ambito si inseriscono come piante sparse pochi fruttiferi (ciliegi, meli, noci e castagni su tutti). Risultano pressochè assenti l’albicocco, il pesco, il pero, l’uva da tavola e altre specie di minore importanza.
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