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Toso, Fiorenzo (2004) Il "Dialogo nominato Corsica" di Agostino Giustiniani: osservazioni linguistiche. Lingua e stile, Vol. 39 (2), p. 197-226. ISSN 0024-385X. Article. Full text not available from this repository. DOI: 10.1417/17647 AbstractUn inquadramento dell’opera di monsignor Agostino Giustiniani nel contesto tardo-umanistico e primo-rinascimentale, deve anzitutto prendere atto dell’ineludibile modestia del panorama culturale genovese tra la fine del Quattro e l’inizio del Cinquecento. Sia che si voglia aderire al divulgato luogo comune – come tale fondato su solide basi – di una città refrattaria al rinnovamento letterario, sia che si voglia – storicizzando il luogo comune – collegare questa temperie alla crisi generale delle istituzioni politiche genovesi prima della riforma doriana, sta di fatto che lo sfondo tutt’altro che vivido sul quale spicca la figura del Giustiniani ha contribuito non poco ad attribuirgli patenti di eccezionalità, forse al di là del suo effettivo rilievo nella storia culturale dell’epoca. Ma in ogni modo, questo «genovese europeo» merita qualche considerazione in una prospettiva più ampia, sia per il suo proporsi come unico caso di letterato genovese dell’epoca coerentemente inserito in una rete continentale di relazioni, sia per il ruolo più specificamente locale (ma come tale a suo modo esemplare) di cerniera tra un Umanesimo particolarmente modesto e un Rinascimento più tardivo che altrove, i cui esiti erano comunque destinati a rivelarsi funzionali alle esigenze rappresentative di una classe dirigente e intellettuale desiderosa di accreditare per Genova un inedito ruolo di capitale culturale a livello peninsulare.
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