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La Teoria costituzionale dopo lo "Stato di partiti"

Chessa, Omar (2005) La Teoria costituzionale dopo lo "Stato di partiti". Diritto @ storia (4). ISSN 1825-0300. Article.

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Abstract

La costituzione è fonte di norme. Da che è iniziata l’epoca delle costituzioni scritte questa affermazione ha un che di scontato. Poco importa che una costituzione sia posta da un’assemblea elettiva o concessa da un monarca su pressione delle rappresentanze popolari: l’intenzione di redigerne una si accompagna sempre alla volontà di farla valere come precetto di diritto. E tuttavia, che la costituzione sia fonte di norme non significa che sia pure fonte di norme prevalenti rispetto a qualsiasi altra norma dell’ordinamento. La normatività di un testo costituzionale presuppone una differenza di grado tra la “forza di legge” e la “forza di costituzione” solo quando questa normatività intende manifestarsi come superiore. Da dove deriva e quali effetti produce la superiorità delle norme costituzionali? Le condizioni della validità e prescrittività delle costituzioni democratico-pluraliste possono riassumersi in tre parole-chiave: connessione, incorporazione e irradiamento. L’espressione connessione evoca la Verbindungsthese di Robert Alexy, cioè l’idea di un legame necessario tra diritto e morale. Nella costituzione si situa il punto di contatto tra l’ordinamento giuridico-positivo e le assunzioni etiche condivise socialmente. Il testo costituzionale è valido non già perché voluto e “portato” da un sovrano ma perché riposa su una “consuetudine di riconoscimento”; e le disposizioni costituzionali possono essere riconosciute consuetudinariamente come valide solo alla condizione di veicolare quelle esigenze di giustezza materiale che una società pluralista avverte come imprescindibili. In virtù di questa connessione essenziale la costituzione incorpora principi di giustizia irriducibili alla categoria delle norme-regole. Questa incorporazione – la seconda parola-chiave – orienta in modo particolare l’operatività concreta della costituzione; e mostra come l’argomentazione di “diritto costituzionale” confluisca fatalmente nell’argomentazione morale pratica. Per il tramite dei “principi”, e delle pratiche di bilanciamento che li riguardano, il discorso giuridico disvela la propria appartenenza al discorso morale pratico. La terza parola-chiave – l’irradiamento – segnala come l’applicazione dei principi costituzionali di giustizia, e il tipo particolare di ragionamento che li veicola, si irradino per tutto il sistema, ad ogni livello. Penetrano a fondo nell’ordinamento, caratterizzando tutte le pratiche giuridiche che ivi si svolgono. L’irradiamento sottrae dunque specificità all’interpretazione costituzionale rispetto all’interpretazione giuridica tout court: l’argomentazione per principi non è più una prerogativa del giudice costituzionale, ma diventa un modo di delineare il fatto interpretativo che ormai accomuna tutti i giudici.

Item Type:Article
ID Code:224
Status:Published
Refereed:Yes
Uncontrolled Keywords:Costitizione, diritto e morale, diritto pubblico europeo, stato dei partiti, diritto e giustizia
Subjects:Area 12 - Scienze giuridiche > IUS/08 Diritto costituzionale
Divisions:001 Università di Sassari > 01 Dipartimenti > Scienze giuridiche
Publisher:Diritto @ storia
ISSN:1825-0300
Additional Information:Lavoro destinato agli Scritti in onore di Alessandro Pizzorusso.
Deposited On:18 Aug 2009 10:01

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