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Gavini, Alberto (2005) I Culti orientali nella Sardegna romana. In: Mastino, Attilio (ed). Storia della Sardegna antica; cura editoriale [di] Paola Sotgiu, con la collaborazione di Pier Francesco Fadda e Michela Caria. Nuoro, Edizioni Il maestrale. p. 419-428. (La Sardegna e la sua storia, 2). ISBN 88-86109-98-9. Book Section. Full text not available from this repository. Alternative URLs: AbstractLe prime testimonianze dei culti orientali in Sardegna risalgono ad epoca preromana, se il veicolo originario fu costituito dalle popolazioni fenicio-puniche nel loro peregrinare dalle coste siriane verso il Nord Africa e l’Occidente. Gli dei nilotici sono raffigurati in molti amuleti egizi ed egittizzanti rinvenuti nelle tombe di età fenicio-punica dei principali siti archeologici dell’isola: non pare però si tratti già di testimonianze di culto, bensì di oggetti con valore ornamentale o al massimo apotropaico. Il culto vero e proprio iniziò in epoca imperiale, probabilmente per effetto dell’invio in Sardegna da Roma, nel 19 d.C., di 4000 liberti di fede egizia e giudaica, che furono trasferiti nell’isola per volontà di Tiberio, secondo quanto riferisce lo storico Tacito, con lo scopo di reprimere il brigantaggio (coercendis illic latrociniis), in seguito ad un editto del Senato de sacris Aegyptiis Iudaicisque pellendis, che mirava contemporaneamente ad allontanare dalla capitale la minaccia religiosa che queste “nuove sette” rappresentavano per il mos maiorum. Gli ultimi studi, partendo da un confronto tra le fonti (oltre a Tacito, Flavio Giuseppe, Svetonio, Cassio Dione), tendono a limitare ai soli ebrei l’esilio in Sardegna, ma questo non è affatto scontato.
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