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Sini, Francesco (2002) Uomini e Dèi nel sistema giuridico-religioso romano: Pax deorum, tempo degli Dèi, sacrifici. Diritto @ storia (1). ISSN 1825-0300. Article.
Alternative URLs: AbstractQuesto intervento, più che sulla nozione di uomo, verterà su alcuni aspetti dei rapporti tra uomini e divinità in Roma antica. Tratterò in particolare della pax deorum, del tempo degli Dèi e dei sacrifici. La sapientia (teologica e giuridica) dei sacerdoti romani, mediante la definizione del ne-fas, rivolgeva le sue prime e maggiori cautele proprio alla regolamentazione dei rapporti tra uomini e Dèi; con lo scopo precipuo di preservare la pax deorum, che riposava sulla perfetta conoscenza di tutto ciò che potesse turbarla; degli atti che mai dovevano essere compiuti; delle parole che mai dovevano essere pronunciate. Nell'antitesi fas/nefas, fondata in particolar modo sul sentimento che spazio e tempo appartenessero agli Dèi, si manifestava compiutamente la peculiarità dei rapporti tra uomini e divinità nel sistema giuridico-religioso romano: in un sistema, cioè, in cui la distinzione tra il "divino" e l' "umano" rappresentava – per dirla con Riccardo Orestano – «la più antica concezione romana del mondo». Va sottolineato, che su tale concezione del mondo, da cui risultano evidenti la cautela definitoria della scienza sacerdotale e la tensione universalistica della teologia pontificale, appaiano fondate sia la definizione ulpianea di iurisprudentia, accolta nei Digesta dell'Imperatore Giustiniano, sia la summa divisio rerum della giurisprudenza romana. Ma, quasi sicuramente, anche il grande M. Terenzio Varrone faceva riferimento a questa «più antica concezione romana del mondo» nella strutturazione delle sue Antiquitates in humanae e divinae.
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